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Qual è la miglior traduzione dell’Ulisse di Joyce?

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L’Ulisse di James Joyce è un classico noto a tutti la cui lettura, tuttavia, è stata affrontata da pochi a causa di una complessità stilistica e strutturale che probabilmente non ha pari nella storia della letteratura. In particolare lo stile dell’opera, ossia il modo in cui è scritta, è arduo per chiunque, anche per gli studiosi, motivo per cui, prima di affrontare l’opera, vanno conosciute le traduzioni approntate.

L’Ulisse di Joyce

L’Ulisse viene pubblicato per la prima volta a Parigi, dopo una lunga e laboriosa gestazione, nel 1922 (a causa dei contenuti scabrosi ci vorrà tempo per vederlo pubblicato integralmente nel Regno Unito e negli Stati Uniti). Si tratta di un romanzo che riprende, alla larga, l’Odissea di Omero: ci sono un Ulisse, Leopold Bloom, una Penelope, Molly, e un Telemaco, Stephen Dedalus. Si narra una giornata di Leopold Bloom, il 16 giugno 1904, con dovizia di particolari e ricorrendo al flusso di coscienza e ad associazioni libere.

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Il flusso di coscienza è una tecnica narrativa che consiste nel riportare i pensieri del personaggio in maniera diretta, senza adattarli e normalizzarli tramite le convenzioni narrative diffuse. La struttura del romanzo è a tal punto complessa che lo stesso Joyce dovette comporre due schemi diventati poi famosi, uno per l’amico Carlo Linati e un altro per il critico Stuart Gilbert. Stile e struttura rendono la lettura dell’Ulisse un’impresa ardua e faticosa, tale da richiedere come nessun’altra opera, a detta dello scrittore Raffaele La Capria, “uno sforzo notevole dal lettore”.

Le traduzioni italiane dell’opera

La prima traduzione dell’Ulisse è del 1960, quasi quaranta anni dopo la pubblicazione del libro: stiamo parlando della traduzione di Giulio De Angelis per l’edizione Mondadori. Per una nuova traduzione bisogna aspettare il 1995, quando si cimenta nell’impresa, per la Shakespeare and Company, Bona Flecchia. Di mezzo c’è la riedizione del testo corretto dell’opera da parte della casa editrice Garland (direzione di Walter Gabler, New York – London 1984). Le altre due traduzioni sono quella curata da Enrico Terrinoni (col supporto di Carlo Bigazzi) per la Newton Compton (2012) e quella dello scrittore Gianni Celati per la Einaudi (2013).

Qual è la migliore traduzione dell’Ulisse

Per diversi motivi la miglior traduzione dell’Ulisse può essere considerata quella edita da Newton Compton nel 2012. Il traduttore, Enrico Terrinoni, è stato allievo degli allievi di Giorgio Melchiori che ha avuto un ruolo fondamentale nella traduzione di De Angelis, ha studiato in Irlanda con Declan Kiberd, editor dell’opera per la Penguin, ed è grande conoscitore della cultura irlandese.

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Rispetto alla traduzione di De Angelis, quella di Terrinoni ricorre maggiormente al parlato e tiene conto di un particolare: Joyce, appartenente alla prima generazione irlandese che come prima lingua parla l’inglese (e non il gaelico), fa un uso particolare dell’inglese, secondo Andrew Gibson addirittura si vendicherebbe della lingua degli oppressori, cosa che pare confermata dall’utilizzo di termini inglesi che a Dublino hanno un altro significato. A differenza di Celati che ha ultimato una traduzione più “musicale”, Terrinoni non ha chiarito e semplificato quelle parti del romanzo in cui c’è un caos impossibile da rendere comprensibile senza forzature.

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