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I linguaggi tecnici o settoriali

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Quali sono i linguaggi tecnici o settoriali

Il linguaggio verbale è una prerogativa esclusivamente umana: parliamo della capacità di comunicare a voce e in forma scritta, una peculiarità che ci distingue dagli altri animali. Detto questo, il linguaggio verbale si concretizza in una vastissima varietà di linguaggi che non corrispondono solo alle lingue. Il linguaggio, infatti, cambia anche in seguito ad altre variabili: ci sono variabili sociali che influiscono su persone di diversa estrazione; ci sono variabili di genere; ci sono persino variabili di carattere ideologico; ci sono infine variabili settoriali, quelle che riguardano, appunto, i linguaggi tecnici.

Che cos’è un linguaggio tecnico o settoriale

Il linguaggio tecnico o settoriale è il linguaggio, scritto e/o orale, che si usa in ambito specialistico, in un settore preciso (scientifico, lavorativo, ecc.). Esso, in quanto fondato su una terminologia tecnica, diverge dal linguaggio comune e non è comprensibile dai parlanti non appartenenti al settore: è un linguaggio, dunque, confinato nel suo settore, per farlo uscire dall’ambito specialistico di appartenenza sono necessari continui interventi chiarificatori, continue spiegazioni.

Linguaggio tecnico e comunicazione: con chi usarlo, come usarlo

Come abbiamo anticipato, l’uso del linguaggio tecnico, quando si esce dal campo di riferimento, pone dei problemi di comunicazione. Chi possiede un linguaggio tecnico quando parla con persone comuni non può esprimersi come quando parla con persone “della sua stessa lingua”, per usare una formula estrema ma calzante. È consigliabile, per farsi capire dai più, che egli limiti l’uso di tecnicismi, ossia di termini appartenenti al suo settore, o che, quando li usa, di volta in volta li spieghi, un modo questo per avvicinare gli altri, necessario quando le circostanze lo costringono a parlare con un profano di cose attinenti al suo settore.

Al contrario, quando si comunica tra appartenenti allo stesso settore, il consiglio è opposto: si può e deve abbondare in tecnicismi, perché in questa circostanza, essendo questi termini più precisi, facilitano la comunicazione.

La comunicazione esige, perché funzioni, che ci si ponga sempre il problema del destinatario del messaggio. Quando il possessore del linguaggio tecnico si disinteressa al destinatario rischia di non farsi capire.

La dimensione orizzontale e la dimensione verticale

Una distinzione importante riguardo ai linguaggi tecnici è quella tra dimensione orizzontale e dimensione verticale.

La dimensione orizzontale distingue i linguaggi tecnici in base all’argomento, al contenuto specifico alle diverse discipline.

La dimensione verticale concerne l’uso del linguaggio tecnico a seconda dei contesti e dei destinatari: come viene utilizzato, con quali tratti distintivi in determinate circostanze. Per fare un esempio immediato, un tema scientifico può essere proposto sia con un linguaggio strettamente specialistico (e questo, per lo più, quando i destinatari sono anch’essi dello stesso settore), sia con un linguaggio divulgativo (e questo quando i destinatari non appartengono allo stesso settore, motivo per cui urgono semplificazioni e spiegazioni).

Linguaggi settoriali: la suddivisione in tre tipi

È possibile suddividere i linguaggi settoriali in tre tipi:

Primo tipo: riguarda le attività pratiche, i mestieri, ma anche i servizi. L’agricoltura, l’idraulica, le industrie, l’informatica, per fare alcuni esempi, sono caratterizzati da una terminologia tecnica e da pratiche settoriali che sono difficili da spiegare a parlanti esterni.

Secondo tipo: riguarda i campi delle scienze umane, delle conoscenze, degli studi; ci riferiamo quindi a materie come la filosofia, la sociologia, l’archeologia, la linguistica, ecc.

Terzo tipo: qui siamo, invece, nei campi più strettamente scientifici, come la matematica, la fisica, la medicina, la biologia, ecc.

C’è da ricordare che col tempo si è sempre più imposto il concetto di interdisciplinarità, cioè di intersezione tra discipline. Pensiamo, ad esempio, all’uso dell’informatica in tutti gli altri che impone la capacità di arricchire il proprio linguaggio tecnico con il linguaggio informatico; pensiamo anche a campi pluridisciplinari come ad esempio l’economia o la fisica in cui convergono più settori scientifici.

I linguaggi tecnici come sottocodici

Il linguista Gaetano Berruto definisce sottocodici i linguaggi tecnici e in generale i linguaggi con peculiarità relative al campo di pertinenza. I sottocodici si usano in quei campi fortemente specializzati dal punto di vista sociale e culturale – i settori di cui stiamo parlando – e si distinguono in particolare per lessico e semantica: le parole possono essere legate esclusivamente al settore di appartenenza del sottocodice, certe formule possono essere anch’esse pertinenza di un particolare settore.

La definizione di sottocodice deriva dal fatto che i termini specifici aggiungono qualcosa alla lingua comune e se ne distaccano.

Tuttavia, i termini di questi sottocodici possono anche appartenere al lessico comune ma essere usati con un senso diverso dal consueto.