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Che cos’è l’intelligenza collettiva

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Si può parlare oggi di una “intelligenza collettiva”?

Uno dei concetti più famosi teorizzati (e praticati) in seguito alla diffusione di internet negli anni Novanta è quello di intelligenza collettiva. Tale concetto, infatti, è strettamente legato alle nuove dinamiche sociali emerse con la “rete” nello spazio virtuale del web.

Ci proponiamo, qui, di definire l’intelligenza collettiva, ma ciò non è possibile senza soffermarsi brevemente sulla storia di internet e su alcuni concetti e fenomeni a esso legati.

Che cos’è internet. Brevi cenni di storia

Internet è un mezzo di comunicazione di massa dalle molteplici potenzialità: si va dalle informazioni ai servizi. Tecnicamente si tratta di una rete in grado di connettere dispositivi e terminali in tutto il mondo.

Non ci sarebbe stato internet senza ARPANET. ARPA è l’Agenzia per i Progetti di ricerca avanzata per la Difesa. La rete ARPANET fu costruita nel 1969 in base a teorie sviluppate negli anni immediatamente precedenti. Essa collegava quattro nodi su un’architettura client/server. L’idea di base era quella di collegare i computer e i sistemi time-sharing in una rete continentale.

Il passaggio a internet si ebbe negli anni Settanta: i nodi furono allargati e venne raggiunta l’Europa. I primi paesi europei a connettersi in rete furono Regno Unito, Germania, Norvegia e Italia.

Su internet si muovono pacchetti di dati attraverso i link e i nodi di rete. Internet è un complesso di reti: private, pubbliche, aziendali, universitarie e commerciali.

Che cos’è il WEB

WEB è l’acronimo di World Wide Web.

Si tratta di un servizio di internet grazie al quale è possibile “navigare” e accedere a contenuti multimediali e non (per lo più testi, grafica, audio, video) collegati tramite link.

Il link è un collegamento ipertestuale, cioè un collegamento tra una pagina e un’altra o tra parti della stessa pagina attivabile con un clic su parte del testo, su un’icona o su un’immagine.

La navigazione su WEB è facilitata dall’uso dei motori di ricerca, cioè sistemi in grado di analizzare velocemente una gran mole di dati e attraverso i quali è possibile, tramite l’uso di parole chiave, avere un indice di link.

Il WEB è stato ideato nel 1989 presso il CERN (Organizzazione europea per la ricerca nucleare), laboratorio di fisica europeo.

Ufficialmente il WEB nasce il 6 agosto 1991, giorno di pubblicazione del primo sito web da parte di un informatico inglese,Tim Berners-Lee.

Tim Berners-Lee aveva creato il nome di World Wide Web (W.W.W) nell’ottobre del 1990. Aveva inoltre inventato il linguaggio di formattazione di documenti con capacità di collegamenti ipertestuali, ovvero HTML.

Il WEB degli anni Novanta è caratterizzato dalla produzione di siti internet statici, che limitano l’interazione con l’utente all’uso di link, mail e motori di ricerca.

Il web 2.0 è una evoluzione del web avvenuta progressivamente negli anni Zero grazie allo sviluppo di nuovi programmi che hanno migliorato l’esperienza della “rete”. Gli utenti acquisiscono sempre maggiori possibilità di intervenire e di modificare siti web e simili. Nascono blog, forum, sistemi di feedback e simili. Si verifica, con il passaggio dal web 1.0 al web 2.0, una vera e propria rivoluzione nell’uso di internet: dalla semplice fruizione di contenuti alla condivisione, a una nuova dimensione sociale.

Che cos’è il cyberspazio

La parola «cyberspazio» è stata coniata nel 1982 dallo scrittore di fantascienza William Gibson (1948). Gibson la usò per la prima volta nel racconto La notte che bruciammo Chrome e la rese celebre con il romanzo Neuromante (1984).

Si tratta di una parola macedonia: è composta, infatti, da cibernetica (un campo di ricerca che mette in connessione sistemi naturali e artificiali) e spazio.

Il cyberspazio è lo spazio in cui le persone interagiscono attraverso internet. È uno spazio di immersione e di condivisione.

Che cos’è la rete

Oggi si utilizza comunemente la parola «rete» per indicare lo spazio di interazione tra utenti e cioè il cyberspazio, oppure internet in generale. In realtà il termine ha un significato tecnico.

La “rete di computer” è il complesso di dispositivi hardware con software di comunicazione. Detto semplicemente: è l’insieme di nodi collegati tra loro tramite i link. Questo sistema permette agli utenti di scambiarsi informazioni, risorse e altri tipi di dati. Le diverse reti informatiche (LAN, WLAN, WAN, GAN), interconnesse, compongono internet.

Il contesto in cui nasce il concetto di intelligenza collettiva

Quanto trattato in precedenza costituisce il contesto in cui emerge il concetto di intelligenza collettiva.

Lo studio di Pierre Lévy (1956) L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio (1994), infatti, fonda sullo sviluppo e sulla diffusione di internet all’inizio degli anni Novanta e sulle riflessioni teoriche che ne conseguono.

In quegli anni venivano pubblicati tanti studi su concetti come “cyberspazio” e sul nuovo spazio di internet. Questi studi erano analisi filosofiche, antropologiche e sociologiche dalle quali era possibile dedurre la mutazione sociale in atto. La possibilità di accesso a internet allargata a tutti, un processo che all’epoca era agli inizi, generava una serie di fenomeni nuovi. Uno dei fenomeni più interessanti era quello dello sviluppo e della moltiplicazione di comunità virtuali, ossia di gruppi di persone che formavano comunità in rete.

La teoria di Lévy deve molto al fenomeno delle comunità virtuali.

Chi è Pierre Lévy

Pierre Lévy è nato nel 1956 a Tunisi.

Ha studiato storia e storia delle scienze, dopodiché è stato, presso l’università di Sorbona, allievo del filosofo Michel Serres (1930) e del filosofo, sociologo, economista e psicanalista Cornelius Castoriadis (1922-1997).

Lévy da subito si è interessato alle conseguenze dell’informatizzazione sulla cultura. È questo infatti il tema del suo primo libro: La Machine univers. Création, cognition et culture informatique (1987).

Nel secondo libro, Le tecnologie dell’intelligenza (1992), ha trattato dal punto di vista filosofico il tema dell’ipertesto e si è soffermato sul concetto di ecologia cognitiva.

È dello stesso anno il libro Gli Alberi delle conoscenze, scritto in collaborazione con il sociologo e storico delle scienze Michel Authier (1949). Qui i due studiosi hanno messo a frutto la comune riflessione sulla “cosmopedia”, un’enciclopedia virtuale aggiornabile e costantemente migliorabile grazie alle interazioni degli utenti. Gli “alberi delle conoscenze” costituiscono un sistema aperto che mette in comunicazione individui, formatori e datori di lavoro riconoscendone le diversità per competenze.

Dal 1993 al 1998, Lévy ha insegnato al dipartimento “Hypermédia” dell’università di Parigi-VIII a Saint-Denis.

Ha continuato a occuparsi del concetto di virtuale (Il virtuale, 1995) e di cybercultura.

Oggi ha una cattedra di intelligenza collettiva all’università di Ottawa, in Canada.

L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio. Il libro

Pubblicato nel 1994, L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio è l’opera in cui Lévy teorizza l’“intelligenza collettiva”.

Lévy parte dai rapidi cambiamenti in atto nel campo dell’informatica e stimolati dalla diffusione di internet. Il mutamento di paradigma in corso e il nuovo spazio antropologico sono al centro dell’analisi. Lo studioso individua nuovi soggetti: gli intellettuali collettivi. Questi soggetti, che le nuove tecnologie hanno reso “nomadi” nel senso dato al concetto dal filosofo Gilles Deleuze (1925-1995), interagendo e scambiandosi saperi possono arrivare anche a nuove forme di “democrazia in tempo reale”.

Lévy immagina un processo virtuoso in cui lo scambio di conoscenze tramite gli strumenti informatici può portare a un ulteriore progresso della civiltà umana.

L’intelligenza collettiva: una definizione

Lévy definisce l’intelligenza collettiva nell’introduzione al libro omonimo:

È un’intelligenza distribuita ovunque, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale, che porta a una mobilitazione effettiva delle competenze. Aggiungiamo alla nostra definizione questa precisazione indispensabile: il fondamento e il fine dell’intelligenza collettiva sono il riconoscimento e l’arricchimento reciproco delle persone, e non il culto di comunità feticizzate o ipostatizzate.”

(L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio, traduzione di Maria Colò eccetto il VI capitolo tradotto da Donata Feroldi, Feltrinelli, 1996, p. 34.)

Immediatamente dopo Lévy spiega i vari punti che compongono la definizione.

Nessuno possiede tutto il Sapere, ma i saperi sono distribuiti, ognuno ha determinate competenze e conoscenze.

Al cospetto di tempi in cui lo spreco riguarda anche le intelligenze e le competenze, Lévy afferma che la società deve essere in grado di valorizzare i soggetti portatori individualmente di un proprio patrimonio culturale.

Grazie ai mezzi in costante crescita offerti dalle tecnologie digitali, è possibile coordinare in tempo reale le interazioni dei soggetti nel cyberspazio. In tal modo, nello spazio condiviso è possibile organizzare, decidere e agire in modo da trasformare costantemente il luogo virtuale comune.

Una volta riconosciuti e valorizzati i saperi, è possibile agire in una dimensione etico-politica per il miglioramento della comunità.

Lévy, chiarita la definizione, afferma che “l’ideale dell’intelligenza collettiva implica la valorizzazione tecnica, economica, giuridica e umana di un’intelligenza distribuita ovunque, al fine di innescare una dinamica positiva di riconoscimento e di mobilitazione delle competenze” (pp. 35-36).

Dall’intelligenza collettiva all’intelligenza connettiva

Il sociologo Derrick de Kerckhove (1944) riprende il concetto di intelligenza collettiva” di Lévy modificandolo in intelligenza connettiva.

Il progetto di Lévy è di stampo umanistico, sicché de Kerckhove lo cala nella realtà concreta.

Le intelligenze devono connettersi, collegarsi, relazionarsi; la moltiplicazione delle intelligenze, tramite la connessione, può diventare una pratica concreta. Grazie allo sviluppo della rete le connessioni tra intelligenze possono avvenire con facilità e velocità.

Web 2.0 e intelligenza collettiva

Il web 2.0 può essere visto come campo di applicazione dell’intelligenza collettiva.

Alla base dello sviluppo del web 2.0, infatti, c’è l’idea che gli utenti possono creare valore facendo rete, interagendo nel cyberspazio. I processi di collaborazione e condivisione si sono diffusi rapidamente apportando un evidente miglioramento all’esperienza dell’uso di internet.

Due esempi di processi virtuosi fondati sul concetto di intelligenza collettiva sono il filesharing (condivisione di file) e wiki (software che permette agli utenti di creare e modificare un sito web in modo collaborativo).